MTM Teatro Litta – dal 10 al 22 novembre 2026

MTM Teatro Litta – dal 10 al 22 novembre 2026
LA VITA INTERIORE
Messa in scena di un romanzo
tratto dall’opera La vita interiore di Alberto Moravia © Giunti Editore S.p.A. Firenze–Milano
con Gaetano Callegaro nel ruolo di Io e Federica Sintini nel ruolo di Desideria
altri personaggi in video Martina Colombari (Viola), Federica Fracassi (Diomira), Gaddo Bagnoli (Tiberi), Brando Barbieri (Erostrato), Silvia Giulia Mendola (Chantal)
regia Antonio Syxtycollaborazione alla drammaturgia Livia Rossi
scene Andrea Taddei
costumi Giulia Giovanelli
disegno luci Fulvio Melliassistente alla regia Tommaso de Rienzo
staff tecnico Stefano Lattanzio e Ahmad Shalabi
responsabile di produzione Susanna Russo
produzione Manifatture Teatrali Milanesi
sponsor tecnico Adrenalina
Spettacolo selezionato nell’ambito di Futura – Lo spettacolo in Lombardia – Edizione 2026
La messa in scena de La vita interiore non nasce come un convenzionale adattamento teatrale. L’operazione registica di Antonio Syxty non prevede la stesura di un copione drammatico strutturato per “mascherare” la narrazione o piegarla agli artifici dell’illusione scenica.
L’intento è invece quello di installare un romanzo sul palcoscenico, utilizzando solo ed esclusivamente il testo e le parole originali di Alberto Moravia, senza alcuna modifica, aggiunta o interpolazione, ma utilizzando estratti del romanzo.
Invece di costruire uno spettacolo attraverso raccordi scenici classici, il dispositivo teatrale si configura come un’esposizione pura di parole, corpi e argomenti all’interno di uno spazio scenico rigoroso: una sala di proiezione chiusa su tre lati, in cui la quarta parete diventa l’unica finestra di osservazione per il pubblico.
Note di regia
«Non si tratta di un semplice adattamento da romanzo a pièce teatrale: la mia scelta è quella di installare direttamente il romanzo di Alberto Moravia sul palcoscenico, senza aggiungere né modificare una singola parola del testo originale, ma estraendone dei frammenti.
La vita interiore è un’opera costruita come un’intervista serrata tra l’Autore e la protagonista Desideria, guidata da una Voce interiore che la spinge alla rivolta contro i tabù borghesi.
Moravia sceglie una forma strutturale che diventa un dialogo rigoroso e al contempo un monologo speculare. In questa cornice, il sesso e il corpo non sono mai provocazione o mera carnalità, ma diventano linguaggio simbolico, una chiave conoscitiva ed estrema per tentare di scardinare le ipocrisie del nostro tempo. Il dispositivo scenico, i corpi, il linguaggio e la dimensione erotica delle vicende raccontate diventano esposizione di contenuti e comportamenti anomali. Il mio intento concettuale è anche politico (se pensiamo alla narrazione dettata dai comportamenti di un Jeffrey Epstein). La rappresentazione ha per me anche il compito di mettere a nudo il cortocircuito tra morale e azione utilizzando il teatro come una galleria d’arte per opere alla Jeff Wall massimo esponente della stage photography. Non potevo scegliere un altro romanzo. Solo questo faceva al mio caso per tentare questa avventura.» Antonio Syxty
La vita interiore
(1978)
Pubblicato nel 1978 dopo sette anni di complesse stesure e riscritture, La vita interiore è un’opera in cui sono i corpi stessi a essere installati nella materia narrativa. Moravia sceglie la struttura formale dell’intervista: un dialogo/monologo in cui lo Scrittore (Io) interroga la protagonista (Desideria), una giovane borghese romana dei Parioli, chiedendole di raccontare la propria storia.Accanto a loro agisce una Voce interiore – assimilabile a quella che guidò Giovanna d’Arco – in un dettato rigoroso e inflessibile che istiga la protagonista a compiere atti di aperta rivolta. Tali azioni si incarnano direttamente attraverso il corpo di Desideria, che si ribella ai tabù sociali, familiari, morali e religiosi della borghesia dell’epoca.
Corpo, sesso e rivoluzione
In questo dispositivo scenico, il corpo e la dimensione erotica non costituiscono mai una mera provocazione, ma assumono un valore squisitamente simbolico. Per Moravia, il sesso è la chiave di conoscenza e lo strumento estremo per ristabilire un contatto con la realtà e scardinare l’ipocrisia. Come afferma lui stesso“Il fatto sessuale è una forza primitiva, impersonale, che permette all’uomo di agire senza dubbi e senza doppiezza… è la chiave con cui aprire la realtà.“La lettura de La vita interiore rivela così una sorprendente attualità: attraverso la lente dei comportamenti umani, nel passaggio dal privato al pubblico, il cortocircuito tra morale, inconscio e dovere di rivolta descritto da Moravia negli anni Settanta parla con immediata e immutata forza al nostro presente nella relazione fra ciò che appare e ciò che è.
Il dispositivo teatrale e l’ossessione del reale
Il romanzo come “teatralizzazione di un fantasma”
Nella poetica di Moravia, il “fantasma” non è una figura spettrale, ma una categoria psicanalitica e strutturale: è l’incarnazione antropomorfa di un’idea, di un conflitto culturale e di un’ossessione interiore che preesiste al romanzo stesso. I personaggi moraviani non rispondono a un realismo veristico o psicologico, ma sono “fantasmi” che agiscono sulla scena della scrittura come le parole agiscono nella poesia.
Portare La vita interiore sul palcoscenico significa dunque operare una teatralizzazione del fantasma: estrapolare dal testo narrativo quel nucleo dialettico originario e installarlo fisicamente nello spazio scenico. Il teatro diventa il luogo ideale e naturale per questo tipo di operazione, poiché la scena dota la parola di una carne provvisoria, trasformando il dialogo critico in una pura e tangibile dialettica tra voci.
La derealizzazione del personaggio
Attraverso la struttura dell’intervista tra l’Autore (Io) e Desideria, Moravia sottrae al personaggio ogni illusione di coerenza psicologica o verosimiglianza biografica. Desideria non esiste come individuo reale, ma come puro discorso, come entità verbale e convenzionale. L'”Io” narrante, anziché darle consistenza, la svuota e la derealizza continuamente, ponendosi non come creatore demiurgico, ma come semplice testimone e interlocutore di un monologo speculare.
Il personaggio si scopre così privo di un centro autonomo: esiste soltanto nella misura in cui dice, risponde, e subisce il plagio della sua Voce interiore. In scena, questo processo si traduce nel rifiuto di qualsiasi recitazione naturalistica: l’attore non “interpreta” un ruolo, ma presta la propria presenza a un meccanismo di derealizzazione in cui il personaggio si rivela per ciò che è: una marionetta concettuale, un’idea che si consuma mentre viene pronunciata.
La metafora dell’oloturia: il vuoto e la carne
Tra le definizioni più folgoranti che il romanzo offre di se stesso vi è il paragone di Desideria con l’oloturia o “cetriolo di mare”: un animale marino cilindrico, massiccio, sordo, ottuso, cieco, un mero tubo digerente rivestito di carne, dotato di una vitalità smaniosa fatta di spasmi e contraddizioni puramente fisiche.
Questa metafora racchiude il paradosso centrale de La vita interiore: dietro il titolo non vi è alcuna interiorità spirituale o psicologica, bensì il vuoto. La “carne” di Desideria è pura materia biologica, un involucro di desideri senza oggetto e di pulsioni sessuali non integrate. La sua vitalità non nasce da una consapevolezza, ma dalla contraddizione tra il vuoto della sua esistenza borghese e l’imperativo cieco della Voce che la comanda. L’oloturia è il simbolo della corporeità portata allo stato primordiale e meccanico: una carne ottusa che cerca nella rivolta e nella trasgressione l’unica prova della propria presenza nel mondo.
La riduzione all’ombra e all’impronta di Hiroshima
Nell’epilogo del romanzo, il personaggio di Desideria compie il suo atto supremo di autodissoluzione e si paragona all’impronta lasciata da un corpo umano su un muro a Hiroshima dopo l’esplosione atomica: un’ombra un po’ più scura dell’intonaco, rimasta intatta mentre la vampa ha divorato e annientato la materia.
Desideria dichiara all’Autore che la sua immaginazione l’ha bruciata e consumata, riducendola a pura traccia grafica, a segno nero sul bianco della pagina. Si compie qui la duplice ossessione della scrittura moraviana: l’angoscia della distruzione finale e la presa di coscienza che la finzione romanzesca, spinta al suo estremo, annulla l’oggetto che tenta di rappresentare. Sul palcoscenico, questa riduzione all’impronta si traduce visivamente e concettualmente nell’atto finale dello spettacolo: il personaggio, dopo aver pronunciato la totalità delle sue parole e compiuto la sua parabola di rivolta, svanisce e si consuma, lasciando sulla scena soltanto l’eco della parola e l’ombra indelebile della sua traccia.
Teatro Litta
Martedì a sabato ore 20.30 – domenica ore 16.30
intero € 30,00 – convenzioni € 24,00 – ridotto Arcobaleno (per chi porta in cassa un oggetto arcobaleno) € 24,00 – Under 30 e Over 65 € 17,00 – Università € 17,00 – scuole di Teatro € 19,00 – scuole civiche Fondazione Milano, Piccolo Teatro, La Scala e Filodrammatici € 11,00 – Scuole MTM € 10,00 – ridotto Disability Card € 15,00 tagliando Esselunga di colore ROSSO
AVVERTENZA: per le tematiche trattate lo spettacolo è consigliato a un pubblico adulto
durata dello spettacolo: in allestimento
Info e prenotazioni – biglietteria@mtmteatro.it – 02.86.45.45.45
Abbonamenti Una lunga storia d’amore stagione 26 27 – 5 ingressi, Over 65 – 5 ingressi, Under 30 – 4 ingressi
Biglietti sono acquistabili sul sito www.biglietti.mtmteatro.it e sul sito e punti vendita ++Vivaticket.
I biglietti prenotati vanno ritirati nei giorni precedenti negli orari di prevendita e la domenica a partire da un’ora prima dell’inizio dello spettacolo.