Lugano Dance Project3° edizione10-14 giugno 2026

Da mercoledì 10 a domenica 14 giugno torna l’atteso appuntamento con la terza edizione di Lugano Dance Project, festival biennale di danza contemporanea dedicato al binomio danza ed eredità. Kyle Abraham, Pina Bausch/ Meryl Tankard, Cecilia Bengolea, Chiara Bersani, Hamdi Dridi, Ghida Hachicho, Trajal Harrell, Yasmine Hugonnet, Camilla Parini, Omar Rajeh: sono questi i nomi delle artiste e degli artisti che ne saranno i protagonisti. Cinque giorni di un festival che offre un ricco palinsesto di appuntamenti, performance site-specific, workshop, incontri e proiezioni che si svolgeranno negli spazi e nei luoghi del LAC e della Città di Lugano.

Nato da un’idea di Carmelo Rifici e Michel Gagnon, che si avvalgono della curatela di Lorenzo Conti,
Lugano Dance Project viene proposto al termine di una stagione di danza che ha programmato
ensemble di fama mondiale, confermando la chiara vocazione del LAC ai linguaggi del
contemporaneo.
In un contesto globale segnato da guerre, incertezze economiche, crisi climatiche, disuguaglianze
sociali e trasformazioni digitali, Lugano Dance Project annuncia la terza edizione, dedicata al tema
“danza ed eredità”. Questa fase critica invita a interrogarsi su cosa lasceremo alle generazioni future
e su come custodire, restituire e reinventare le memorie del corpo e del movimento.
Come rendere fluida e accessibile la trasmissione della danza e del sapere? Come creare, attraverso
la danza, un senso di identità e continuità? E come generare nuove forme di danza e di conoscenza
mescolando memorie collettive o individuali custodite nei corpi, elementi culturali differenti
provenienti da società diverse o, all’interno della stessa società, da gruppi o classi differenti?
“Abbiamo deciso di dedicare questa edizione di Lugano Dance Project al tema “danza ed eredità” in
quanto crediamo fermamente che trasmettere significhi custodire ciò che abbiamo ereditato dal
passato alla luce dei criteri del tempo in cui viviamo – dichiarano i curatori – con il suo sistema di
valori, le sue sfide e le sue necessità, ma anche continuare a produrre cultura e creare le condizioni
affinché le generazioni future possano costruire la propria eredità.”
Il festival si inaugura mercoledì 10 giugno alle ore 20 (replica giovedì 11 ore 21, Sala Teatro LAC)
con la prima nazionale di Kontakthof – Echoes of ’78 spettacolo ideato e diretto dalla coreografa
australiana Meryl Tankard. A quasi cinquanta anni dal debutto di Kontakthof, creazione di Pina
Bausch che ha scritto la storia della coreografia moderna, Meryl Tankard – già interprete dello
spettacolo – torna a collaborare con alcuni dei danzatori che hanno lavorato con la celebre
coreografa tedesca, madre del teatrodanza, dando vita ad un’intensa riflessione sul tempo che passa.
Coprodotto dal LAC insieme a numerosi partner internazionali, Kontakthof – Echoes of ‘78 esprime
un desiderio della stessa Bausch: si narra infatti che già durante le prove del 1978 la stessa
coreografa immaginò che lo stesso gruppo di danzatori avrebbe reinterpretato l’opera a distanza di
molti anni. Un desiderio che ha preso forma in un allestimento in cui le immagini dei filmati d’archivio
dialogano con gli interpreti di oggi dando vita ad uno commovente scambio tra passato e presente.

Giovedì 11 giugno alle ore 19 al Palazzo dei Congressi, a pochi giorni di distanza dalla prima
mondiale del Wiener Festwochen, andrà in scena Music Music Histoire(s) du Théâtre VII di Trajal
Harrell tra i grandi protagonisti della scena contemporanea, già “Dancer of the year” nel 2018 per la
rivista Tanz. Un assolo intimo e intenso sulla trasformazione di corpo, cuore e pensiero. Coprodotto
dal LAC e da numerosi partner internazionali, Music Music è il settimo capitolo della serie Historie(s)
du Théatre e si concentra sulla musica come elemento centrale della sua pratica artistica.
Venerdì 12 giugno tra le 15 e le 18:30 e sabato 13 tra le 10 e le 18 (più repliche) la Sala Refettorio
del LAC ospita Je suisse (or not) lavoro di e con l’artista ticinese Camilla Parini. Prodotto dal
Collettivo Treppenwitz, la performance gioca tra reale e fantastico, tra l’incapacità di definirsi e il
bisogno di raccontarsi e lo fa indossando una pelle di orso polare.
Lo spettacolo pensato per uno o due spettatori alla volta, è fruibile in italiano, francese, tedesco ed
inglese. Venerdì 12 giugno alle ore 19 e alle ore 21:30 al Teatro Foce Yasmine Hugonnet firma
ideazione e coreografia di Our Times, lavoro in cui la danzatrice e coreografa svizzera è
accompagnata in scena da Stephanie Bayle e Ilaria Quaglia e dalla musica dal vivo di Michael Nick.
Concepito come un dispositivo coreografico autonomo e flessibile, Our Times, coprodotto dal LAC e
Theatre Vidy di Losanna, invita a una presenza condivisa.
Yasmine Hugonnet insieme a Silvia Costa firma ideazione e coreografia di Parentèle – Première
relation – in scena domenica 14 giugno alle ore 11 al Teatro Foce – esito di una prima residenza
artistica svoltasi al LAC. Un lavoro suggerito dall’esigenza di interrogare e superare la frattura
esistente tra lavoro e genitorialità, le cui protagoniste sono artiste coreografe che sono anche madri,
in scena con i loro figli.
Il festival si chiude con una prima mondiale: domenica 14 giugno alle ore 16 il palco della Sala
Teatro del LAC ospita il debutto di White Space, di Kyle Abraham, visionario coreografo americano
capace di far incontrare danza classica, contemporanea e hip-hop dando vita ad uno stile unico.
La giornata di sabato 13 giugno è dedicata a The Gathering un progetto di Omar Rajeh, figura di
spicco della scena contemporanea internazionale, dotato di una straordinaria presenza fisica e
capace di dare vita ad un pensiero coreografico dalla forte valenza politica.
Alle ore 18 l’Agorà del LAC accoglie Soul(s) Power, lavoro in cui il coreografo e danzatore tunisino
Hamdi Dridi, in scena insieme a tre performer, ci invita a entrare nel suo immaginario artistico tra
danze urbane e contemporanee, grazie a una fisicità intensa e gioiosa, nucleo fondante della sua
poetica. Alle ore 19:30 in Teatrostudio andrà in scena Prelude to violence di Ghida Hachico, tra le
figure più interessanti della scena contemporanea libanese. Sul palco insieme a Mounzer Baalbaki,
Hachico dà vita a un lavoro dall’impronta documentaristica che, traendo spunto dal violento conflitto
tra due gruppi di scimpanzé avvenuta negli anni Settanta del secolo scorso e conclusasi con
l’eliminazione di uno dei due, analizza il fenomeno della violenza territoriale e il conseguente rischio
del suo ripetersi.
Alle ore 21:30, Piazza Bernardino Luini accoglie Dance People, di cui Omar Rajeh è ideatore,
coreografo e interprete insieme a sette performer. Con un gruppo artistico eterogeneo, Omar Rajeh
e Mia Habis invitano il pubblico a partecipare a un momento creativo collettivo.
La giornata è completata da due workshop: Dabke with Omar Rajeh seminario sulla danza
tradizionale libanese rivolto a professionisti e non professionisti, e Maqam with Elise Bruyère &
Nunzio Perricone dedicato ai professionisti per avvicinarsi a Maqam, metodo che lo stesso Rajeh ha
sviluppato in oltre quindici anni di lavoro. Conclude la giornata un DJ set nella Hall del LAC dalle ore
22:30.

Programma completo
www.luganodanceproject.ch

Continuità, connessione, destrutturazione, ridefinizione, interdisciplinarità, plurilinguismo: sono solo
alcune tra le parole chiave – vere e proprie coordinate semantiche – che orientano e sostanziano la
trama progettuale della stagione musicale 2026/27 del centro culturale LAC Lugano Arte e Cultura.
Più che delineare un programma, ne rivelano l’architettura interna, leve di una visione ideativa e
produttiva rigorosa, che intende superare le tradizionali categorie di genere, creare nuove formule di
ascolto, dispiegare traiettorie artistiche diverse.
È il senso stesso del fare cultura musicale a ridefinirsi: in un tempo segnato da discontinuità e
contraddizioni, la direzione artistica del LAC apre finestre sul mondo senza perdere il radicamento nel
proprio milieu umano e culturale, consolidando con chiarezza una strategia ormai pienamente
assunta. Oggi il LAC si configura come un’istituzione coerente, attraversata da un pensiero
progettuale forte; la sua programmazione musicale diventa uno strumento di connessione tra le arti e
la multidisciplinarietà, un confronto “militante” tra diverse scuole interpretative, tra le più disparate
personalità artistiche. Le proposte toccano tutti i periodi della letteratura, dal barocco al
contemporaneo alla nuova musica, dalle tradizioni extraeuropee ai linguaggi di confine, con riletture e
attraversamenti di epoche, stili e geografie sonore sempre diverse, che guardano al futuro, anche al
futuro della tradizione. Gli artisti coinvolti – fra i più grandi della scena mondiale – rispecchiano
questa koinè stilistica: Svizzera, Europa centrale, Mediterraneo, Medio Oriente, area nordica, Stati
Uniti non sono etichette identitarie, bensì luoghi specifici di elaborazione della musica, emblemi di
una storia delle scuole di appartenenza.
«La mia prima stagione al LAC nel ruolo di Direttore artistico – afferma Andrea Amarante – era nata
dall’esigenza di chiarire subito che non si trattava di un semplice cambio di perimetro, ma di
paradigma. Era necessario affermare che al LAC la musica non sarebbe stata trattata come
un’eredità da custodire con i guanti bianchi e le buone maniere, ma come una forza viva, capace di
attraversare tempi, linguaggi, immagini, comunità. La stagione 2026/27 nasce da lì, ma compie un
passo ulteriore: non si limita a enunciare un orientamento. Le dà una forma più esposta, più
consapevole, più libera. Questa è la mia prima stagione al LAC – continua Amarante – nel duplice
ruolo di Direttore artistico e Direttore generale; so bene che una figura come la mia viene attesa
anzitutto sul terreno dell’equilibrio, della solidità gestionale, del rigore. Tutto questo è necessario, ma
non basta. Un’istituzione culturale non vive perché funziona. Vive perché sceglie, perché prende
posizione, perché stabilisce un centro e accetta tutto ciò che quel centro comporta: rischio, visione,
conflitto, responsabilità».

CALENDARIO STAGIONE MUSICA 2026-27

La stagione 2026/27 si inaugura il 12 settembre con il Concerto di Gala Opera for Peace
Academy, concerto che giunge a conclusione della prima edizione luganese della Opera for Peace
Academy.
In scena saliranno nove giovani cantanti selezionati a livello internazionale. Promossa da Opera for
Peace – Leading Voices of the World, organizzazione no-profit attiva a livello mondiale, l’iniziativa
sostiene talenti emergenti, spesso provenienti da contesti con minori opportunità, accompagnandoli
nel loro percorso artistico. Nel concerto i giovani cantanti presentano il risultato di una settimana di
lavoro intenso, affiancati dall’Orchestra della Svizzera italiana diretta da Kamal Khan, che ha
curato il progetto. Sempre significativa la presenza dell’OSI che resta il fulcro della produzione
sinfonica sul territorio, affiancando il LAC nella sua funzione progettuale e programmatica nell’ambito
dell’organizzazione delle stagioni musicali.
Uno dei capitoli portanti del plot narrativo della stagione è il pianoforte, strumento cardine della storia
della musica.
«Con il pianoforte – spiega Amarante – voglio partire proprio dalla storia sociale che lo abita.
Nessuno strumento è stato così profondamente legato alla diffusione borghese della musica
nell’Ottocento: il salotto, la casa, la formazione, la trascrizione, il Lied, lo studio, il prestigio culturale,
l’idea stessa che la musica potesse diventare pratica quotidiana, nourriture de l’âme. Il pianoforte è
stato, in questo senso, una macchina di civilizzazione e distinzione. Ma proprio perché porta con sé
questa storia, resta oggi uno strumento straordinariamente fertile: pochi strumenti sanno concentrare
con la stessa evidenza disciplina e desiderio, costruzione e impulso, architettura verticale e flusso
orizzontale».
In tale quadro di riferimento, il percorso prende le mosse in una zona di sconfinamento con Hiromi:
The Trio Project feat. James Genus on Bass and Simon Phillips on drums (29 ottobre), dove il
pianismo di Hiromi assorbe jazz, rock, fusion e musica classica, dentro una scrittura che vive
dell’equilibrio fra pagina scritta e improvvisazione, secondo schemi di grande rigore tecnico e
sapienza compositiva.
Il pianoforte è anche compagno insostituibile di viaggio per la voce: arriva al LAC Asmik Grigorian
(20 gennaio), soprano tra le più acclamate della scena contemporanea che, con il pianista Lukas
Geniušas, interpreterà le pagine delle romanze di Čajkovskij e Rachmaninov.
Pianismo puro, invece, è quello dello straordinario Evgeny Kissin (5 febbraio) che concentra
l’ascolto su Beethoven, di Hélène Grimaud (8 giugno), che accosta due estremi testamentari, le
ultime due Sonate di Beethoven e Schubert, della funambolica Yuja Wang (17 giugno), impegnata
nella duplice veste di solista e direttrice della Mahler Chamber Orchestra nei due concerti di
Brahms.
Fazıl Say, pianista “visionario” sempre in bilico tra ridefinizione del ruolo dell’interprete e felici
tentazioni compositive, con la Camerata Salzburg (30 aprile) tocca la purezza del Concerto K 414
di Mozart, incastonato tra due intense pagine di sua composizione. Conclude il concerto la Sinfonia
n. 5 di Schubert.
Ma pianoforte è anche Ólafur Arnalds (6 maggio), pianista e compositore islandese, una delle
figure più rilevanti della scena contemporanea capace di articolare un linguaggio ibrido tra scrittura
acustica ed elettronica. La sua poetica si fonda su un equilibrio tra minimalismo strutturale e densità
timbrica. La sensibilità classica di Arnalds è immediatamente percettibile per il rigore formale unito a
una immediatezza espressiva.
Il grande repertorio sinfonico, affidato alle maggiori orchestre e ai direttori più autorevoli costituisce
un ulteriore paragrafo della stagione 2026/27. Pur radicato in una tradizione saldamente codificata,
il genere sinfonia viene qui attraversato da pratiche interpretative che propongono riletture aperte a
ogni linguaggio, ripensando alla funzione dell’interprete, spostando sempre più in là i confini delle
coordinate esecutive fino a lambire territori che trasgrediscono senza tradire.
Si parte dalla solidità di impianto classico di Daniele Gatti sul podio della Staatskapelle Dresden
(28 ottobre), di cui è direttore principale dal 2024, che nel suo programma impagina il Concerto per
violino op. 61 di Beethoven nell’interpretazione di Augustin Hadelich, e la Sinfonia n. 2 di Brahms.
Un’altra illustre presenza è quella della Freiburger Barockorchester e del Collegium Vocale Gent
(5 dicembre) diretti dall’altrettanto celebre Pablo Heras-Casado, impegnati – con strumenti originali
– nell’Ouverture “in stile italiano” D 590 e nella Sinfonia n. 9 di Schubert e ne La morte di Didone di
Rossini nell’interpretazione del soprano Julie Fuchs.
Nel giorno della vigilia di Pasqua Diego Fasolis sale sul podio de I Barocchisti, del Coro della
Radiotelevisione Svizzera e dell’OSI (27 marzo) per la Missa Solemnis di Beethoven, considerata
una delle opere sacre più rilevanti del primo Ottocento, per dimensioni, complessità e concezione
formale.
La Zürcher Kammerorchester (18 aprile) con Julia Hagen, nel confronto fra Saint-Georges,
Haydn e Beethoven, riassorbe il discorso in una forma estesa che non rinuncia però alla precisione
del pensiero cameristico.
Si superano i confini tra le arti con REVOLTA (1° marzo), progetto della Geneva Camerata guidata
da David Greilsammer, su coreografie di Kader Attou e Grichka, che offre una radicale rilettura
della Sinfonia n. 5 di Dmitrij Šostakovič. La celebre partitura – al centro del dibattito storiografico per
le ambiguità ideologiche legate al contesto della sua genesi nel periodo staliniano – viene qui
trasposta in un diverso ambito espressivo, quello coreografico. I musicisti stessi, che eseguono la
Sinfonia a memoria, agiscono in uno spazio scenico condiviso con i danzatori. La Quinta si presenta
in questa prospettiva come un’opera aperta, la cui complessità viene ulteriormente evidenziata e
amplificata dalla dimensione scenica.
Ancora: una diversa struttura del sinfonismo emerge con Tovel (aka Matteo Franceschini), Leone
d’Argento per la Musica alla Biennale di Venezia 2019, che nel suo Songbook – commissionato
della stessa Biennale – (18 novembre), ridefinisce la nozione stessa di scrittura orchestrale, in un
progetto realizzato in coproduzione con il Conservatorio della Svizzera italiana, che mette in
dialogo le diverse strutture compositive, quartetto rock, ensemble ed elettronica.
Dopo il successo della proiezione di Psycho di Alfred Hitchcock con musica dal vivo, la stagione offre
un’occasione unica per vedere sul grande schermo il capolavoro di Ridley Scott, Blade Runner (14
e 15 novembre) con la leggendaria colonna sonora di Vangelis eseguita da The Avex Ensemble.
Star Wars tra musica e scienza (8 maggio) è, invece, un viaggio nel cinema attraverso musica e
narrazione, sospeso tra scienza e fantascienza. In scena Luca Perri, astrofisico e divulgatore, che
condurrà il pubblico in un percorso sinfonico tra galassie lontane, scienza e immaginario
cinematografico, accompagnato dalle musiche di John Williams nell’interpretazione dell’Orchestra
Sinfonica di Milano diretta da Jacopo Brusa.
Nel gioco a incastri e rarefazioni di generi, nella stagione non poteva mancare la musica da camera
che chiama in scena grandi nomi, ponendoli in maniera dialettica per i programmi proposti.
Quest’anno il LAC avvia una collaborazione con Le Dimore del Quartetto, realtà milanese attiva
nella valorizzazione di giovani ensemble selezionati a livello internazionale, attraverso tre concerti
riuniti sotto il tema “Grand Tour”. Il Desguin Kwartet (24 gennaio) impegnato in un percorso che da
Puccini, Debussy e Frank Martin conduce a Schubert; il Quatuor Våren (21 febbraio) che accosta
Schubert, Verdi, Ravel e Mendelssohn; l’Helix Trio (21 marzo) che attraverso Clara Schumann,
Domenico Turi, Schubert, Juon e Ravel, introduce una diversa grammatica dell’interazione
strumentale.

I Solisti della Scala Fabrizio Meloni, Sandro Laffranchini e Francesco Libetta (4 aprile) portano nel
ciclo la densità di una prassi maturata al più alto livello, con un programma da Beethoven a Tenco tra
memoria e scrittura contemporanea.
Una stagione, dunque, dove parole come confini, generi, si mettono in discussione e la stessa area
delle cosiddette musiche “di confine” in realtà si configura come un campo di ricerca per la nozione
stessa di forma-concerto, intervenendo sulla durata, sulla spazialità, sul rapporto tra scrittura e
improvvisazione, su modalità di fruizione ribaltate. Con Don Li Cosmotonic Experience (20
settembre), realizzato in collaborazione con Jazz in Bess, il progetto esce dallo spazio teatrale e si
sposta in Piazza Luini. Il poliedrico Don Li fa “orbitare” il pubblico, in un flusso musicale e teatrale di
sei ore senza soluzione di continuità, attorno e all’interno della sua opera Orbital Garden Satellite,
dove nove musicisti e un performer danno vita a una nuova esperienza di immersione nella musica.
In Maybe a Concert (29 e 30 settembre) ideato da Raissa Avilés, cantante, performer e autrice
svizzera di origini messicane, il confine tra concerto e azione scenica diventa sempre più labile; la
compresenza di elettronica, jazz, pop e riferimenti alla tradizione messicana non produce sintesi,
bensì una continua destrutturazione e ridefinizione dei codici. Le serate sono un’anteprima della
35° edizione del FIT Festival Internazionale del Teatro e della scena contemporanea.
Con Dhafer Youssef (16 ottobre) la linea di confine si sposta sul piano interculturale. L’oud, assunto
nella sua dimensione storica, viene inserito in un contesto che include jazz ed elettronica. La scrittura
di Youssef si fonda su una coesistenza di pratiche: la vocalità di ascendenza sufi, l’improvvisazione
jazzistica, l’elaborazione timbrica con una forte identità autoriale.
Il concerto del Roberto Pianca Quartet feat. Johnathan Blake (11 novembre, sede Jazz in Bess)
aggiunge alle performance improvvisative del chitarrista ticinese la presenza di Johnathan Blake,
figura centrale della scena statunitense.
Il trombettista e compositore norvegese Nils Petter Molvær approda al LAC nella sezione dedicata
al jazz, per offrire con il suo ensemble (10 gennaio) un arazzo sonoro tessuto su atmosfere rarefatte,
paesaggi sonori evocativi con influenze che spaziano da ambient e dub fino al post-rock. Il suo stile
unisce profondità espressiva, rigore e raffinatezza timbrica, fondendo jazz e tradizioni
latinoamericane.
È Melissa Aldana, celebre sassofonista cilena, tra le voci più autorevoli del sax tenore
contemporaneo, che con il Melissa Aldana Quartet propone (17 marzo, sede Jazz in Bess), un
concerto che diventa sempre territorio di esplorazioni sonore di sensuale eleganza.
Con Kinan Azmeh & CityBand (11 maggio) si allungano i confini sonori su geografie multietniche e
d’oltreoceano. Kinan Azmeh al clarinetto accompagnato dalla sua band, costruisce un linguaggio che
tocca con passo veloce e colto, la musica classica, jazz e la tradizione siriana. L’improvvisazione
diventa qui principio organizzativo: non elemento decorativo, ma modalità primaria di costruzione
formale. I materiali – tratti anche da Live in Berlin e da nuove composizioni – si sviluppano in un
sistema aperto, in cui ogni identità strumentale contribuisce alla definizione di una precisa poetica.
Nell’ambito del progetto LAC edu, in occasione delle festività natalizie ci si ritrova anche quest’anno
nella Hall per A Christmas Carol – Concerto di Natale al LAC (20 dicembre), ultimo
appuntamento di una serie di concerti natalizi nelle chiese di Lugano realizzati in collaborazione con
l’Associazione Bernardino Luini.
La contemporaneità musicale trova ancora una volta spazio al LAC attraverso due consolidate
rassegne: Early Night Modern, curata da Oggimusica, e E.A.R. – Electro Acoustic Room,
progetto di Spazio21 del Conservatorio della Svizzera italiana in coproduzione con il LAC.
Oggimusica si dedica alla creazione contemporanea, affiancando anche in questa stagione alle
produzioni che coinvolgono artisti locali e nazionali progetti provenienti da più lontano, con
un’attenzione particolare alle generazioni dei più giovani. Tra i titoli in programma: erro. (13 novembre), Canti di sangue e fate (1° dicembre), DADA Happening (26 febbraio), The Third
extended wheel (24 marzo), Passatopresente (28 aprile), Oggimusica Meets Code 2027: La cupola
plus (9 aprile), _non-persistent.memory (10 aprile), Suturee – live modular synthesizer set e
Fragmented Landscapes (11 aprile).
EAR – Elettro Acoustic Room presenta una serie di concerti dedicati al repertorio acusmatico, con
musica elettronica diffusa da un sistema multicanale e accompagnata da momenti di
approfondimento su tematiche relative al suono e all’ascolto, da quest’anno con ospiti provenienti da
ambiti apparentemente lontani.
Triton è invece il titolo di un progetto cross-mediale (3 dicembre) – in coproduzione con il MASI –
di Invernomuto, duo formato da Simone Bertuzzi e Simone Trabucchi che integra forme sonore e
visive in complesse installazioni audio-video, creando ambienti immersivi. I due artisti mettono in
dialogo scultura, suono e narrazione, trasformando dati ambientali in suono e luce, generando una
composizione in continua evoluzione. L’opera si ricollega a una colonia reale di salamandre di Pietra
Perduca (nel nord Italia) e monitora elementi come livello dell’acqua, luce e movimenti degli animali,
traducendoli in pattern sonori e luminosi, mettendo così lo spettatore in ascolto degli ecosistemi del
mondo animale di cui spesso ci si dimentica.
LAC en plein air 2026
Prima dell’inizio della stagione 2026/27, c’è ancora spazio per la musica all’aperto: torna la rassegna
estiva LAC en plein air, che compie nove anni e si rinnova articolandosi in due momenti distinti,
affidati a due curatele diverse, coerenti con la visione artistica del LAC. Dal 26 giugno al 4 luglio, sei
serate ideate da Saul Beretta, che ancora una volta delinea un itinerario tra jazz, blues e sonorità dal
mondo, che attraversa idealmente l’Italia e il Brasile. Dal 21 al 30 agosto, la proposta curata
dall’etnomusicologo Johannes Rühl, indaga il rapporto tra musica popolare, area alpina e spazio
transalpino, rivolgendo un’attenzione particolare alle forme contemporanee della Neue Volkmusik,
con la presenza di artisti e progetti svizzeri. La programmazione si arricchisce e completa con alcuni
appuntamenti volti a rafforzare il dialogo con le realtà culturali del territorio.
Tutte le proposte di LAC en plein air sono a ingresso libero.
Prevendita e abbonamenti
I biglietti e gli abbonamenti per la stagione Musica 2026/27 sono disponibili a partire dal 21 aprile
sul sito www.laclugano.ch e presso la biglietteria del LAC.

Biglietteria LAC
Piazza Bernardino Luini 6
CH – 6901 Lugano
Orari d’apertura:
Ma–Ve: 11:00–18:00
Sa–Do: 10:00–18:00
+41 (0)58 866 4222
www.laclugano.ch