DALI’ e la MODA a PALAZZO REALE

Palazzo Reale inaugura
la prima grande mostra dedicata al rapporto tra Salvador Dalí e la moda.

Oltre 200 opere tra dipinti, abiti, fotografie, gioielli, filmati
provenienti dalle principali collezioni internazionali

raccontano il dialogo tra arte, moda, corpo e costruzione dell’immagine nell’opera di uno dei protagonisti assoluti del Novecento.

Milano, 23 settembre 2026 – Palazzo Reale apre la nuova stagione espositiva con un grande progetto di respiro
internazionale: Dalí e la Moda, in programma dal 24 settembre 2026 al 31 gennaio 2027.
La mostra, inaugurata in occasione della Milano Fashion Week 2026, affronta per la prima volta in maniera
organica il rapporto tra Salvador Dalí e il mondo della moda, restituendo la complessità di un artista che non si
limitò a influenzare il linguaggio degli stilisti, ma comprese precocemente la forza della moda come strumento di
costruzione dell’identità, comunicazione e trasformazione del corpo.
La mostra è promossa dal Comune di Milano – Cultura e prodotta da Palazzo Reale, MondoMostre e Civita Mostre
e Musei in collaborazione con la Fundació Gala-Salvador Dalí,
con il patrocinio del Ministero della Cultura,
dell’Ambasciata di Spagna in Italia e della Camera Nazionale della Moda Italiana, la media partnership di Vogue
Italia e con StreetVox come Official OOH partner. L’esposizione è realizzata grazie a Enel, main partner, Fineco,
premium partner, con la sponsorizzazione tecnica di ATM, Bonaveri, VCPC e Novacolor, Radio Monte Carlo –
Radio Ufficiale, con il supporto di X-Style e con Vivaticket Official Ticketing Partner.
“Milano è una città in cui arte e moda si incontrano e si alimentano reciprocamente con straordinaria vitalità –
afferma Tommaso Sacchi, assessore alla Cultura del Comune di Milano –, e Palazzo Reale, con questo progetto
inedito, conferma la propria vocazione a rileggere i grandi artisti attraverso prospettive sempre nuove, capaci di
offrire nuovi strumenti di lettura agli studiosi e di avvicinare il pubblico milanese e internazionale. La scelta di
inaugurare la mostra durante la Milano Fashion Week – prosegue l’assessore Sacchi – nasce dalla
consapevolezza, ormai condivisa dalle maggiori istituzioni culturali internazionali, che la moda non sia soltanto
espressione del gusto, ma un linguaggio capace di interpretare il proprio tempo e di consegnarne alla memoria
forme, simboli e immagini, proprio come un’opera d’arte. Le oltre duecento opere in mostra, provenienti da archivi
e collezioni prestigiose come Schiaparelli, Chanel e Dior, raccontano un’eredità che ancora oggi ispira i direttori

creativi delle grandi maison di tutto il mondo. Ringrazio la Fundació Gala-Salvador Dalí e tutti i prestigiosi partner
che hanno reso possibile la realizzazione di questo progetto”.
Il progetto espositivo nasce grazie alla collaborazione con la Fundació Gala-Salvador Dalí ― massima istituzione
scientifica fondata proprio dall’artista e dedicata alla tutela, allo studio e alla valorizzazione della sua opera ―
sotto la direzione scientifica di Montse Aguer, direttrice dei Musei Dalí, con la curatela di Laura Bartolomé,
vicedirettrice Ricerca e Progetti, e di Judith Clark, storica della moda e professoressa presso la University of the
Arts di Londra, e con il contributo delle curatrici senior Lucia Moni e Bea Crespo, anch’esse della Fundació GalaSalvador Dalí.
L’esposizione riunisce oltre 200 opere e documenti – dipinti, disegni, fotografie, abiti, gioielli, accessori, oggetti e
filmati, molti dei quali mai esposti in Italia – provenienti dalle tre maggiori collezioni di opere di Dalí al mondo: la
Fundació Gala-Salvador Dalí di Figueres, il Dalí Museum di St. Petersburg, Florida, e il Museo Nacional Centro de
Arte Reina Sofía di Madrid, a cui si aggiungono gli archivi storici delle maison Schiaparelli, Chanel, Dior e Rabanne.
A quasi quarant’anni dalla storica mostra Surrealism and Fashion del Fashion Institute of Technology di New York,
Dalí e la Moda propone una nuova lettura del rapporto tra surrealismo e cultura materiale, documentando la
complessità di un artista che non ha semplicemente influenzato la moda, ma ne ha anticipato alcune delle
questioni più attuali.
Fin dall’infanzia, infatti, l’abbigliamento rappresenta per Dalí uno strumento essenziale di costruzione della
propria identità. Con l’arrivo di Gala nella sua vita, nel 1929, abiti e accessori diventano parte di un linguaggio
condiviso attraverso il quale la coppia costruisce la propria immagine pubblica. Fotografi, riviste e campagne
pubblicitarie contribuiscono alla diffusione di questa immagine, facendo dell’artista stesso una figura
spettacolare e riconoscibile su scala internazionale. Il percorso espositivo mette in relazione il guardaroba di Dalí
e Gala con le opere dell’artista, evidenziando come abiti, accessori e corpo siano elementi ricorrenti nella sua
ricerca.
“Questa è una mostra che ci invita alla scoperta di Salvador Dalí da un nuovo punto di vista della sua cosmogonia.
Non esiste un Dalí artista e un Dalí stilista, solo un artista totale in grado di lasciare il suo segno ovunque fosse
possibile. Come i maestri del Rinascimento, come Leonardo o come Michelangelo”, dichiarano Montse Aguer e
Laura Bartolomé.
Più che una mostra sulla moda, Dalí e la Moda è un’esplorazione della modernità attraverso lo sguardo di uno dei
suoi interpreti più radicali; il percorso espositivo intreccia opere d’arte, creazioni per le più prestigiose maison,
fotografia, design, cinema, editoria e documentazione d’archivio, restituendo la figura di un artista totale, capace
di attraversare discipline e confini e di trasformare ogni mezzo in uno strumento della propria immaginazione.
Un ulteriore filo conduttore della mostra è il corpo, che nell’universo di Dalí non è mai una presenza statica, ma
materia da scomporre, ricomporre e trasformare. Una ricerca che dalla pittura si estende agli abiti, agli accessori

e ai gioielli, anticipando molte delle sperimentazioni della moda contemporanea: manichini come figure umane
artificiali, parti del corpo isolate e inserite in composizioni inattese, esemplari del linguaggio surrealista di Dalí,
gioielli a forma di occhi, labbra e mani.
“Non esiste una parola definitiva sul rapporto tra Dalí e la moda. Il moltiplicarsi, proprio quest’anno, delle
occasioni di confronto su questo tema — in istituzioni di primo piano quali il FIT, il V&A e il Metropolitan Museum
of Art — ci invita ancora una volta a interrogare i nostri stessi criteri di giudizio: può la moda esistere quale atto
concettuale, al di là delle sue modalità di produzione? Dalí amava profondamente i sistemi della moda: se ne
appropriò, li imitò e li trasformò in arte. La sua straordinaria vocazione scenografica mette in guardia ogni
exhibition designer dalla tentazione dell’imitazione. Gli spazi drammatici, fluidi e onirici della sua opera
necessitano di una cornice propria. In questa mostra, la pluralità delle sue idee viene celebrata attraverso una
molteplicità di supporti e linguaggi: i dipinti, le riviste, le fotografie e naturalmente, la moda stessa”, afferma Judith
Clark.
UN ARTISTA TOTALE, UNA VISIONE ANCORA CONTEMPORANEA
Attraverso il dialogo tra opere d’arte, moda, fotografia, design, cinema, editoria e documenti d’archivio, Dalí e la
Moda restituisce la figura di un artista totale, capace di superare i confini tra discipline e di fare della propria
esistenza un laboratorio creativo. Per la prima volta, un’esposizione di ampio respiro internazionale indaga in
maniera organica il rapporto tra Salvador Dalí e la moda, mettendo in luce non soltanto la straordinaria influenza
esercitata dall’artista sul linguaggio della moda, ma anche il ruolo decisivo che abiti, accessori, fotografia,
pubblicità e sistemi di comunicazione ebbero nella costruzione della sua immagine e del suo universo creativo.
La mostra invita a rileggere l’eredità di Dalí alla luce della cultura contemporanea, nella quale arte, moda e
comunicazione condividono sempre più gli stessi strumenti e lo stesso spazio visivo.
UN GUARDAROBA PER L’IMMAGINE DI SÉ
Grazie alla collaborazione con la Fundació Gala-Salvador Dalí, sarà possibile ammirare nel percorso espositivo
alcuni degli abiti e degli accessori appartenuti a Dalí e Gala ̶per la prima volta oltre i confini della Spagna ̶e
ricostruire il loro rapporto con i grandi protagonisti della moda del Novecento. Il guardaroba di Gala comprende
creazioni di Elsa Schiaparelli, Christian Dior, Coco Chanel, Pierre Cardin, Hubert de Givenchy, Gucci ed Emilio
Pucci. Quello di Dalí è invece più eclettico e comprende capi e accessori legati alle sue performance, alle
fotografie e alle apparizioni pubbliche che diventano strumenti di una continua reinvenzione dell’identità, come
racconta il documentario Autoportrait mou de Salvador Dalí di Jean-Christophe Averty, girato a Portlligat nel 1966.
Il rapporto tra guardaroba e pittura emerge anche nei numerosi dipinti in cui Dalí rappresenta gli abiti con
straordinaria precisione: alcuni di questi possono essere messi in relazione diretta con i capi conservati ed
esposti grazie alla sponsorizzazione tecnica di Bonaveri, che ha contribuito all’allestimento espositivo con 26
busti sartoriali appositamente selezionati per l’allestimento, rivestiti in lino naturale e dotati di braccia articolate
in legno. IL SOGNO DELLA MODA
Per Dalí, la moda era innanzitutto il territorio del sogno. Nel 1935, l’artista realizza per Harper’s Bazaar una delle
sue prime illustrazioni di moda, pubblicata con il titolo “Dream” Fashions by Salvador Dalí. Le figure femminili,
immerse in un paesaggio onirico, trasformano l’abito in un’immagine mentale e invitano la lettrice a pensarsi
dentro la creazione. Nel 1936 inizia la collaborazione con Elsa Schiaparelli, destinata a diventare una delle più
importanti e prolifiche alleanze tra arte e moda del XX secolo. Nello stesso anno Dalí realizza la sua prima vetrina
per il grande magazzino Bonwit Teller di New York, dimostrando di aver compreso il potenziale strepitoso della
moda e dei suoi dispositivi di comunicazione.
Da quel momento, il suo coinvolgimento attraverserà decenni e linguaggi diversi: abiti, accessori, gioielli,
costumi, tessuti, illustrazioni, campagne pubblicitarie e persino previsioni sul futuro della moda. In ciascuno di
questi ambiti, l’immaginario surrealista di Dalí viene trasformato così da permeare vita quotidiana e cultura di
massa. L’influenza della collaborazione tra Dalì e Schiaparelli continua a essere presente nelle creazioni degli
stilisti contemporanei visibili in mostra.
La moda diventa un’estensione della poetica di Dalí: il vestito non serve più soltanto a vestire il corpo, ma a
modificarne la percezione, a introdurre elementi perturbanti, ironici, erotici e fantastici nella realtà quotidiana.
La diffusione delle immagini attraverso Vogue e le altre riviste di moda amplifica enormemente la portata di
queste creazioni. Celebre è la fotografia di Cecil Beaton che ritrae Wallis Simpson con l’Abito Aragosta,
pubblicata da Vogue in occasione del suo matrimonio con il Duca di Windsor.
Il rapporto tra Dalí e Coco Chanel si sviluppa anche nel territorio della scena teatrale. Nel 1939, Chanel collabora
con Dalí ai costumi di Bacchanale, produzione dei Ballets Russes de Monte Carlo per la quale l’artista realizza
anche scenografia e libretto, ispirati ai sogni di Ludovico II di Baviera. Il progetto, concepito come una vera opera
d’arte totale, testimonia la capacità di Dalí di oltrepassare i confini tra pittura, moda, teatro, danza e spettacolo.
La collaborazione con Chanel, documentata anche dalle fotografie di George Hoyningen-Huene e Horst P. Horst,
rivela ancora una volta il ruolo centrale dell’immagine nella circolazione e nella trasformazione delle idee
artistiche. Un altro momento emblematico è il Bal Oriental, conosciuto come il “Ballo del Secolo”, organizzato da
Carlo de Beistegui a Palazzo Labia a Venezia il 3 settembre 1951. Dalí, Gala, Christian Dior e i loro amici
partecipano all’evento indossando costumi progettati da Dalí e Dior, con il contributo di Gala e del giovane Pierre
Cardin. Maschere, lunghi mantelli, pizzi, argento trasformano gli invitati in figure sospese tra il Carnevale
veneziano, il teatro e il sogno surrealista. Quella visione continuerà a riecheggiare nella moda contemporanea,
fino alle collezioni Dior del XXI secolo, dimostrando la persistenza dell’immaginario daliniano nella creatività dei
designer contemporanei.
LA MODA COME PERFORMANCE
Negli anni Cinquanta e Sessanta la performance diventa per molti artisti un nuovo spazio di sperimentazione. Dalí
interpreta questa trasformazione attraverso happening e azioni nelle quali la moda diventa parte integrante dello
spettacolo. Tra il 1966 e il 1969, a Portlligat, Cadaqués, Barcellona e Parigi, l’artista organizza eventi che
coinvolgono modelle e performer vestite con le creazioni di Paco Rabanne

La collezione d’esordio di Rabanne Gli abiti impossibili da indossare, presentata nel 1966, porta nella moda dischi
e placche di metallo e plastica, trasformando il vestito in una struttura architettonica e in una vera e propria
scultura da indossare.
Dalí riconosce immediatamente la portata innovativa di questa ricerca e ne fa parte integrante delle proprie
performance, coinvolgendo figure come Donyale Luna, Elsa Peretti e Amanda Lear.
In alcune azioni, la pittura stessa diventa performance: Dalí dipinge all’interno di grandi bolle di plastica, mentre il
colore invade gli abiti delle modelle e i propri. Moda, corpo, pittura, architettura e spettacolo si fondono in
un’unica esperienza.
CORPI FRAMMENTATI
Il corpo è uno dei grandi territori comuni tra surrealismo e moda.
Parti del corpo dislocate, frammentate e ricomposte attraversano l’opera di Dalí già prima del suo ingresso
ufficiale nel movimento surrealista. Nei dipinti della seconda metà degli anni Venti, teste, occhi, mani, dita, seni e
torsi vengono isolati e ricombinati secondo una nuova logica.
Il manichino, figura centrale della cultura moderna e della rappresentazione surrealista, diventa così un corpo
perturbante, sospeso tra oggetto e individuo, tra desiderio e artificio.
Questa ricerca prosegue nei gioielli che Dalí disegna a partire dal 1949, conservati presso la Fundació GalaSalvador Dalí ed esposti in Italia per la prima volta dalla loro acquisizione da parte della Fondazione nel 1999.
Oggetti preziosi che assumono la forma di occhi, labbra, mani e che, una volta indossati, modificano il corpo
femminile e lo trasformano in una nuova opera d’arte.
La moda diventa quindi uno strumento di riconfigurazione del corpo, anticipando una sensibilità che continua a
caratterizzare la ricerca di numerosi creativi contemporanei.
UNA MOSTRA SULLA MODERNITÀ
La mostra evidenzia come Dalí avesse compreso con straordinaria lucidità il potere della moda di costruire
identità, produrre immagini e influenzare la cultura di massa. La sua collaborazione con i grandi couturier, il
dialogo con fotografi e riviste, la sperimentazione sui materiali e il ricorso alla performance mostrano un artista
profondamente immerso nella modernità.
La sua eredità è ancora oggi evidente: direttori creativi, stilisti, fotografi e artisti continuano ad attingere al suo
immaginario, reinterpretandone simboli, forme e idee.
Dalí e la Moda invita così il pubblico a guardare Salvador Dalí non soltanto come uno dei protagonisti assoluti del
surrealismo, ma come un autore capace di anticipare alcune delle dinamiche fondamentali della cultura visiva
contemporanea.
Un artista per il quale arte, corpo, identità, spettacolo e moda non sono mai stati mondi separati, ma parti di
un’unica, inesauribile invenzione della realtà.
La mostra è accompagnata da un prestigioso volume pubblicato da Skira Editore.

INFORMAZIONI
palazzorealemilano.it
dalielamoda.it
Gruppi
Biglietti: gruppi.dalielamoda@vivaticket.com
Visite guidate e attività didattiche: serviziculturali@civita.art